Workshop 2017-04-09T21:39:25+00:00

Workshop

La storia degli effetti speciali in Italia e Sergio Stivaletti

Se negli anni ’60 Mario Bava era costretto ad arrangiarsi con trippe, ghiaccio secco e modellini, sculture e pupazzi per realizzare i trucchi dei suoi classici del terrore, se negli anni ’70 Giannetto De Rossi reinventava gli zombi fulciani tramite fango e vermi e Carlo Rambaldi sognava e conquistava l’America, già negli anni ’80 la strada italiana degli effetti speciali stava prendendo una nuova direzione.

Questo accadeva grazie ad un piccolo gruppo di giovani autodidatti, cinefili e appassionati del cinema fantastico americano, che rispondevano ai nomi di Sergio Stivaletti, Francesco Paolocci, Gaetano Paolocci e Armando Valcauda.

Ufficiosamente Sergio Stivaletti comincia la propria carriera nell’ultimo film di uno di quei maestri che negli anni ’60 hanno rivoluzionato il cinema di genere italiano: Riccardo Freda.

In Murder Obsession, film di Freda del 1981, Sergio Stivaletti è coinvolto perché facente parte della bottega di Angelo Mattei, il titolare degli effetti speciali e grazie alla sua presenza è accreditato per questo thriller. Nel 1985 comincia a collaborare con Dario Argento e la sua factory produttiva: nel medesimo anno lavorerà in Phenomena e in Dèmoni.

Nel film di Bava Stivaletti doveva realizzare alcune trasformazioni che tenessero in conto il recente exploit di Rick Baker in An American Werewolf in London «e proprio per tale motivo avvertivo su di me un senso di “attesa”, – racconta Stivaletti al mensile Nocturno –  di speranza riposta nelle mie mani, perché ero un giovane che si affacciava per la prima volta al mondo degli effetti speciali».

Avendo cominciato la propria carriera alla fine degli anni ’70, ovvero nell’epoca dell’arrivo in sala di pellicole come Star Wars o Incontri ravvicinati del terzo tipo, Stivaletti è conscio di essere cresciuto a livello professionale in un’epoca lontana da quella di Mario Bava, tanto da arrivare a sostenere che «i miei primi approcci con questo mondo hanno coinvolto gli effetti ottici, poi integrati con l’uso del make-up e con una mia particolare attenzione alla resa effettiva nella pellicola» e che «la mia vera anima è quella del realizzatore di effetti visivi e ottici, anche digitali.

Il fatto di aver optato per gli effetti di make-up non dico che lo viva come un ripiego, ma quasi come una sorta di secondo mestiere». Spesso limitato dalle produzioni italiane, Stivaletti si rende comunque partecipe di una rivoluzione digitale che avviene a metà anni ’90 con La sindrome di Stendhal di Dario Argento.

In quel film Stivaletti ha usato, per la prima volta in Italia, la computer grafica in un film girato su pellicola. Fino ad allora questa tecnica era appannaggio esclusivo delle sigle televisive, nessuno aveva il know-how necessario per portare le immagini di un film girato in pellicola dentro al computer. Tutto questo lo feci con i miei modestissimi mezzi, attrezzandomi molto rapidamente dopo una chiacchierata con Tom Savini».

Un know-how che nel XXI secolo Stivaletti ha convogliato nella sua scuola Fantastic Forge: un collettivo di figure accomunate dallo stesso interesse per il fantastico. Una scuola nella quale il maestro non pretende di insegnare qualcosa bensì trasmettere qualcosa, in modo da passare attraverso la pratica diretta e l’esperienza del set.

Bibliografia:

https://www.cinefilos.it/tutto-film/interviste/torino-comics-intervista-a-sergio-stivaletti-il-mago-degli-effetti-speciali-211822

http://www.nocturno.it/intervista-sergio-stivaletti/

Acquista il biglietto on line sul sito:

Workshop di effetti speciali con Sergio Stivaletti

Workshop di regia con Fabio Guaglione e Fabio Resinaro

Lunedi 24 aprile 2017, durante la terza giornata del FIPILI Horror Festival di Livorno, presso la sala degli Asili notturni del Nuovo Teatro delle Commedie, si terrà il workshop di regia tenuto dalla coppia di registi italiani ultimamente sulla bocca degli addetti ai lavori: Fabio Guaglione e Fabio Resinaro. Noti come Fabio&Fabio, i due hanno raccolto un largo successo di pubblico e critica con il loro ultimo lavoro, Mine.

Il workshop di regia si svolgerà nella mattinata di lunedì 24 aprile. La prima parte dell’incontro sarà incentrata sul racconto dell’esperienza dei due registi milanesi, sulla loro lunga gavetta, sull’importanza del lavoro di un team per il raggiungimento degli obiettivi. La seconda parte, invece, avrà un carattere più tecnico: verranno analizzate alcune scene tratte da Mine e dai loro cortometraggi di fantascienza. Scopo del workshop di Fabio&Fabio sarà quello di stimolare i partecipanti a sviluppare un tipo di poetica cinematografica vicina a quella vista in Mine, ovvero quella della solitudine in un grande spazio aperto. Un workshop che pone le basi per unire la creatività di due giovani registi alla ricettività di un pubblico sempre più partecipativo.

Fabio&Fabio, folgorati da Matrix degli allora fratelli Wachowski, dal 2004 al 2008 realizzano tre cortometraggi d’impianto fantascientifico: E:D:E:N (2004), The Silver Rope (2006) e Afterville (2008), quest’ultimo, che aveva come tema centrale l’arrivo degli alieni raccontato utilizzando storie personali di alcuni singoli individui una volta che lo sbarco era stato ormai metabolizzato, riscosse notevole successo al festival spagnolo di Sitges. Nel 2012 scrivono un lungometraggio prodotto da Wildside dal titolo True Love, girato da Enrico Clerico Nasino e finalmente nel 2016 raggiungono un grande successo con la rivelazione Mine. Prodotto da un team internazionale con in testa Peter Safran, Mine è stata la sorpresa della scorsa stagione raccogliendo ben 3 nomination ai recenti David di Donatello 2017, tra le quali “miglior regista emergente” e “migliori effetti speciali”. Mine è stato selezionato anche nella categoria “3 future awards” insieme a film come Veloce come il vento, Indivisibili, Il più grande sogno e Fiore.

Costo di partecipazione: 10 euro

Workshop di regia con Fabio Guaglione e Fabio Resinaro